La disgrafia senza dislessia

Quando la brutta scrittura si accompagna a buone capacità di lettura (Carla Basagni)

Disgrafia, dislessia e difficoltà scolastiche

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In un'intervista pubblicata di recente sul "Corriere della sera", un professore universitario si lamentava delle scritture illeggibili che presentavano alcuni studenti alle prove d'esame scritte. "Se l'elaborato non è chiaro, lo cestino" - sosteneva il professore (..) I ragazzi devono capire che il modo in cui scrivono è importante perchè fa parte del loro corredo civile ma c'è anche un'utilità pratica, sia all'Università, sia nel mondo del lavoro" (Cavadini 2004).

La disgrafia si caratterizza per una difficoltà esecutiva della scrittura manuale corsiva sul piano formale, in assenza di deficit intellettivi del soggetto scrivente (cfr. Peugeot, 1985, p. 97) tracciata i velocità o in eccessiva lentezza, la scrittura disgrafica appare maldestra nel procedere sul rigo, goffa nel modo do tracciare le singole lettere ed i collegamenti, disomogenea nella gestione della pressione della penna sul foglio, tendente a macrografia o micrografia, incerta nell'orientamento spaziale (cfr. Brotini, 1998, p. 34-35).

Secondo alcuni autori, il fenomeno della disgrafia è, quasi sempre, una manifestazione della dislessia, cioè della difficoltà di decodificare i grafemi che compongono la scrittura. In realtà chi lavora da tempo nella rieducazione dei ragazzi disgrafici ne parla come un fenomeno che può comparire da solo, senza essere collegato a altri disturbi specifici dell'apprendimento, come la dislessia o la disortografia (cfr. Brotini, 1998, p. 82; Pratelli, 1995, pp. 7-8; Zekri-Hurstel, 2001; Pesci, mani, 2001; Bruno, 2005).

Gli specialisti del settore distinguono, abitualmente, fra "disturbi specifici dell'apprendimento" e difficoltà scolastiche" definendo i primi come deficit specifici "dell'organizzazione neuropsicologica di un soggetto altrimenti indenne dal punto di vista neurologico, cognitivo, relazionale e sociale" (Stella, 1994, p. 227) e considerando le seconde soprattutto come il risultato di fattori ambientali sfavorevoli per il bambino, come un ambito familiare che offre pochi stimoli culturali, oppure un insegnamento carente a scuola (cfr. ibedem e Cornoldi, 1999, p. 11-16).

Gli specialisti stimano, comunque, che la percentuale di ragazzi con dislessia accertata in rapporto all'intera popolazione scolastica non superi il 3-5%, mentre segnalano concordemente l'aumento preoccupante di generiche "difficoltà di apprendimento scolastico" cioè di ragazzi che raggiungono scarsi risultati scuola.

A questo proposito Cornoldi (1999, pp. 11-12) riporta una percentuale del 13% di ragazzi a basso rendimento scolastico, Stella (1994, p. 228) indica una percentuale di difficoltà scolastiche "di natura ambientale" che giunge al 16%, mentre Pratelli (2004, p. 9) sostiene che "oltre il 20% della popolazione scolastica presenta rallentamenti nei processi di apprendimento che richiedono interventi individualizzati. Altri autori mettono in evidenza che a scuola si possono presentare "difficoltà di letto-scrittura che non sono quadri dislessici" (Catalano Sanchez, Ruffini Lasagna, 2004, p. 20) che si possono risolvere facendo ricorso ad appropriati interventi a parte degli insegnanti r non richiedono necessariamente l'aiuto di figure sanitarie come logopedisti o neuropsichiatri infantili. Queste difficoltà sono riconducibili a problemi di maturità dei prerequisiti do base per l'apprendimento ella letto-scrittura, oppure a problematiche di tipo affettivo e rientrano quindi in un quadro di normalità più che di patologia (cfr. ibidem e cfr. anche Brotini, 1998, p. 114; Brotini, 1994).

Fra queste difficoltà può rientrare, a mio avviso, anche la disgrafia senza dislessia. (Carla Basagni - La dsgrafia senza dislessia - Dalla diagnosi alla riabilitazione)